Oggi ricade la ricorrenza di uno dei più grandi misteri irrisolti della storia del rock, quello di Richey James Edwards. Era il 1 Febbraio 1995 quando il chitarrista ed autore dei testi della band gallese Manic Street Preachers scomparve nel nulla senza lasciare alcuna traccia. Fu avvistato per l’ultima volta all’Embassy Hotel di Londra, poi la sua macchina fu ritrovata nei pressi del Severn Bridge, tristemente noto per essere luogo di numerosi suicidi. Il suo corpo non fu mai più ritrovato. Da quel giorno i suoi familiari, i compagni di band ed i suoi fans non hanno mai smesso di domandarsi: che fine ha fatto Richey Edwards?
Chi era Richey James Edwards
Richard Edwards, noto a tutti come Richey James, nacque a Blackwood, nel Galles meridionale. Laureato in scienze politiche alla Swansea University ed amico d’infanzia degli altri membri della band, James Dean Bradfield, Nicky Wire e Sean Moore, entrò a fare parte dei Manic street preachers nel 1990 come quarto componente, nel ruolo di secondo chitarrista e soprattutto come autore principale dei testi. Attraverso questi parlava alla gente e, raccontando sé stesso, sembrava raccontare un po’ anche le storie degli altri. Edwards diede anche un enorme contributo alla costruzione dell’immagine dei Manic Street Preachers. Lui ed il bassista Nicky Wire divennero noti come i “Glam Twins” per via del loro look androgino, fatto di eyeliner e pellicce leopardate. Un look che moltissimi fans della band iniziarono ad imitare e che ancora oggi è caratteristico del loro pubblico. Da quella fredda giornata di febbraio però la vita dei Manic Street Preachers fu destinata a cambiare per sempre.
La sparizione
Poco dopo la sua sparizione il 1 febbraio 1995, sulla scrivania della camera d’albergo lasciata da Edwards, furono ritrovati alcuni suoi effetti personali: chiavi di casa, passaporto ed una ricevuta di un casello autostradale datato il giorno della scomparsa e arrecante l’orario 2.55. Un addetto alla reception sosteneva di averlo visto uscire per le 7 del mattino, diretto chissà dove. Una destinazione che, ancora oggi, nessuno conosce. Nella sua macchina fu rinvenuta una copia dell’album In Utero dei Nirvana, band di cui Richey era un grande fan. Spesso la sua storia è stata accostata dai media a quella del loro frontman Kurt Cobain, tanto da essere considerato un po’ la sua versione inglese. Edwards, infatti, proprio come l’icona del grunge, probabilmente non ricercava il successo ottenuto. Il suo ingresso nei Manic Street Preachers è avvenuto un po’ per caso. La sua prima esperienza con la band fu come disegnatore della copertina del loro primo singolo Suicide Alley, per poi diventarne roadie. In seguito all’abbandono del bassista della band, Flicker, Edwards venne poi chiamato come nuovo chitarrista ritmico e Wire passò al basso. La verità, però, era che lui la chitarra neppure sapeva realmente suonarla e che a differenza dei compagni di scuola non aveva mai pensato a fare il musicista nella vita.
Le teorie sul caso
Circa la sua sparizione ci sono diverse teorie. C’è chi sostiene che Edwards, non riuscendo più a sostenere il peso del successo, abbia pianificato ad arte la sua sparizione. Si dice difatti che fosse ossessionato dall’idea della “sparizione perfetta”. C’è chi, più tristemente, crede che sia saltato giù dal Severn Bridge mettendo fine alla sua vita. Sebbene questa pista fosse stata all’epoca della sparizione la più considerata, i diversi corpi ritrovati nel fiume di quei tempi che potevano corrispondere alla descrizione di Edwards alla fine non si rivelarono mai quelli del giovane. C’è chi invece è sempre stato più ottimista e del parere che l’artista abbia cambiato identità rifacendosi una vita altrove. Alcuni testimoni sostengono di averlo avvistato in India. Si è difatti parlato di un tale “Rick”, di cui sarebbero apparse anche alcune foto. Per il momento, però, Richey James Edwards rimane uno dei tanti musicisti accostati al cosiddetto “27 club”. L’artista aveva difatti 27 anni all’epoca della sparizione, un’età che nel rock sembra essere maledetta.
L’influenza di Richey James Edwards
I testi di Richey parlavano di depressione, autolesionismo, anoressia ed altre tematiche viste ancora come un tabù negli anni 90. Questo lo ha reso un vero e proprio riferimento, oltre che icona, per migliaia di adolescenti che soffrivano di quelle problematiche. Attraverso i suoi testi dava loro una voce, facendoli sentire in qualche modo meno soli. Emblematico fu il suo gesto d’incidersi la frase “4 real” sul braccio con un rasoio durante un’intervista con Steve Lamacq della rivista NME, per rispondere a chi aveva messo in dubbio l’autenticità della band. Il gesto gli causò ben diciassette punti. La frase “4 real” è diventata un vero e proprio inno per i fans della band e non solo, in molti l’hanno difatti tatuata sul loro corpo in onore del loro beniamino. Altro gesto estremo che all’epoca destò parecchio scalpore da parte di Edwards fu quando, durante un concerto, si provocò delle ferite sul petto. Infine, poco prima della sua sparizione, si rasò i capelli completamente a zero in segno di lutto a seguito della morte del suo cane Snoopy al quale era particolarmente affezionato e che era stato il suo animale domestico fin da bambino.
Journal For Plague Lovers
Nonostante il chitarrista sia stato dichiarato come presunto morto nel 2008, sua sorella, Rachel Edwards, unica rimasta in vita della famiglia Edwards, non ha mai smesso con le sue ricerche. Ha fondato un’associazione per aiutare i parenti e gli amici delle persone scomparse, con la quale anni fa ha partecipato anche a Britain’s Got Talent affinché il loro ricordo rimanesse vivo. L’anno successivo alla dichiarazione della sua morte, i Manic Street Preachers hanno pubblicato l’album Journal For Plague Lovers con dei testi lasciati alla band dallo stesso Edwards prima della sua scomparsa. Si tratta forse dei testi più intimi e sinceri dopo quelli contenuti in The Holy Bible. William’s Last Words, ultima traccia del disco, sembra quasi essere una lettera d’addio rivolta ai propri cari cosa che ha fatto pensare a molti fosse tutto premeditato.
La band dopo la sparizione di Richey
Dopo il 1 Febbraio 1995 il gruppo decise di continuare, riducendo la formazione a tre elementi e rifiutandosi sempre di sostituire Edwards. L’anno successivo pubblicò difatti Everything Must Go, una vera e propria svolta nella loro carriera e nel loro sound. Continuare: quello che avrebbe voluto per loro Richey? Se ha lasciato loro dei testi la risposta è molto probabilmente si. Ma qual è l’impatto che ha avuto la sua scomparsa? La notizia all’epoca creò decisamente scalpore e divenne un vero e proprio giallo del rock. Una generazione intera ha sicuramente perso un poeta, una voce, un punto di riferimento. Edwards oggi viene difatti ricordato più che come chitarrista come autore. La rivista musicale NME lo ha definito come uno dei migliori autori di tutti i tempi. Sarà che i suoi testi avevano qualcosa che non è facile trovare: l’autenticità. Per citare lo stesso Richey, lui era “4 real”.
Canzoni e libri ispirati alla sua vicenda
La vicenda di Richey Edwards ha incuriosito ed ispirato numerosi artisti. I Patron Saint of Bridge Burners, nell’album Sorry gli hanno dedicato una canzone: When I Grow Up I Wanna Be Richey Edwards. Anche la più nota How To Disappear Completely dei Radiohead si dice sia ispirata proprio alla vicenda del chitarrista scomparso nel nulla. Inoltre esistono diversi libri che trattano l’argomento ed all’interno dei quali gli autori hanno sviluppato le loro teorie a riguardo: A Version Of Reason di Bob Jovanic, Richard: A Novel del giornalista Benjamin Myers ed il più recente Withdrawn Traces: Searching For The Truth About Richey Manic di Sara Hawys Roberts e Leon Noakes.
