Ad un anno di distanza dal suo album di debutto come solista, “Heavy Glory”, il frontman degli Iceage Elias Rønnenfelt ha pubblicato il suo secondo lavoro “Speak Daggers”. Con questo disco l’artista danese conferma la volontà di esplorare sonorità nuove, discostandosi dallo stile tipico della sua band. Elias mescola difatti trip hop, hip hop, rock e suoni tipici dell’alternative, mostrando un forte coraggio nello sperimentare e nel percorrere strade a lui ancora sconosciute. Il risultato è un disco audace e maturo, piacevole all’ascolto.
Dopo un’intro orchestrale, un po’ scollegata rispetto al resto, entriamo nel vivo dell’album con “Crush The Devils Head” che fin da subito mostra una volontà di discostarsi da quanto fatto in precedenza. Rønnenfelt abbandona difatti sia le sonorità tipiche del post-punk degli Iceage sia le ballad dalla vena romantica che avevano caratterizzato il suo primo album, così come si era potuto già percepire dai singoli che hanno anticipato il disco “Love How It Feels” e “USA Baby”. L’artista danese non ha paura di sperimentare, arrivando anche a cimentarsi con elementi quasi hip-hop in brani come “Not Gonna Follow” in cui si avvale della collaborazione di The Congos e I Jahbar.
Non si tratta dell’unico featuring dell’album. In “Blunt Force Trauma” figura il nome di Erika De Casier mentre in “Kill Your Neighbor” quello di Fine. Nonostante le numerose sperimentazioni, non mancano i momenti più melodici voce e chitarra come in “Hollow Noon” e “No Longer A Kid”, brani che maggiormente si avvicinano a quelli contenuti nel primo album solista di Rønnenfelt. Il secondo sembra quasi trovare una sua continuazione più movimentata nella successiva “Mona Lisa”. Nel complesso l’album trasuda oscurità ed energia, sebbene non sempre gli esperimenti si dimostrino completamente riusciti.
In ogni caso l’album risulta piacevole. Forse ha bisogno di qualche ascolto in più per essere compreso ed apprezzato fino in fondo, soprattutto per chi si aspettava qualcosa di diverso e più vicino al primo lavoro come solista di Elias. Che quest’ultimo abbia deciso di seguire un po’ le orme dei Gorillaz e divertirsi nello sperimentare con i generi musicali? Lo scopriremo al prossimo album probabilmente.
In breve: 3/5
- Intro
- Crush The Devils Head
- Love How It Feels
- USA Baby
- Not Gonna Follow
- No Longer A Kid
- Mona Lisa
- Hollow Noon
- Blunt Force Trauma
- The Requiem
- World Prison
- Kill Your Neighbor
- Outro
