Manic Street Preachers – Critical Thinking

Manic Street Preachers – Critical Thinking

I Manic Street Preachers sono una di quelle band che, rispetto agli esordi, ha cambiato maggiormente il proprio sound. Nati a cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, erroneamente sono stati accostati spesso alla scena britpop dell’epoca. L’allora quartetto gallese, però, con quel tipo di musica aveva poco a che vedere, avvicinandosi maggiormente al neo glam e a sonorità più grezze. Con il passare del tempo ed arrivati al quindicesimo album in studio quello stile che tanto li aveva caratterizzati si è man mano perso, portandoli verso melodie più dolci e vicine a quello da cui un tempo si discostavano. Molto probabile che a questo cambio di direzione abbia contribuito anche la scomparsa di Richey James Edwards, autore principale dei testi e seconda chitarra, che contribuiva a dare alla band un’aura più dura e cupa. Se inizialmente i Manics sembravano cantare la tristezza, ora le loro musiche appaiono più gioiose anche se con qualche (rara) eccezione.

Un esempio è proprio l’open e title track “Critical Thinking”, in cui si sentono influenze new wave, post-punk, a tratti quasi goth. Una premessa, però, che non viene mantenuta per il resto dell’album se non un po’ nella breve parentesi di “Out Of Time Revival”. Già dalla seconda traccia, “Decline & Fall”, primo singolo estratto dal nuovo lavoro, difatti, le sonorità si fanno decisamente più allegre e c’è una ricerca maggiore di positivismo. Non si discosta troppo per stile “Brushstokes Of Reunion”, tanto che si ha quasi la sensazione di stare ascoltando un prolungamento della precedente. Tutti i brani dell’album, difatti, sembrano in qualche modo essere collegati l’uno all’altro. In “Hiding In Plain Sight” il bassista Nicky Wire sostituisce alla voce il frontman James Dean Bradfield dando un’illusione di qualcosa di leggermente diverso. La base musicale, tuttavia, rimane molto simile al resto dei brani.

Degno di menzione è il singolo “People Ruin Paintings” che, sebbene non sia tra le migliori canzoni pubblicate dalla band, immediatamente è diventata una hit radiofonica. In effetti gli ci vuole giusto più di un ascolto per finire a cantarla ed alla fine anche innamorarsene. Brano che sembra racchiudere al meglio l’attuale essenza dei Manic Street Preachers è tuttavia “Dear Stephen”, non a caso il migliore dell’album insieme a “Deleted Scene”. Si percepisce poi qualche tentativo di sperimentazione in tracce come “Being Baptised”, “Late Day Peaks” e nella ballad dalle tinte più romantiche “My Brave Friend”. Chiude l’album “OneManMilitia” che sembra essere un po’ un richiamo all’apertura, come se la band volesse chiudere coerentemente un cerchio.

Nel complesso “Critical Thinking” non si discosta eccessivamente dagli ultimi lavori dei Manic Street Preachers. Forse è proprio per questa mancanza d’innovazione e sperimentazione nel sound (tranne qualche rara eccezione) che non riesce del tutto a spiccare, restando in un terreno neutrale. Per i fan storici della band si sente un po’ la mancanza della rabbia e dell’urgenza espressiva dei primissimi Manics, quelli caratterizzati da pellicce leopardate, eyeliner e messaggi fortemente politicizzati, quelli che non avevano paura di trattare argomenti ancora tabù. Certo si cresce, si matura, ma in questo nuovo lavoro sembra mancare un po’ di energia e d’incoscienza che potremmo tradurre semplicemente in “quel quid in più”.

In breve: 3/5

Tracklist

  1. Critical Thinking
  2. Decline & Fall
  3. Brushstrokes Of Reunion
  4. Hiding In Plain Sight
  5. People Ruin Paintings
  6. Dear Stephen
  7. Being Baptised
  8. My Brave Friend
  9. Out Of Time Revival
  10. Deleted Scenes
  11. Late Day Peaks
  12. OneManMilitia