Sembrava soltanto ieri quando i The Wombats, in piena ondata indie sleaze, pubblicavano il loro album d’esordio “The Wombats Proudly Present: A Guide to Love, Loss & Desperation”. Il trio di Liverpool è invece già arrivato al suo sesto lavoro in studio, intitolato “Oh! The Ocean” ed uscito il giorno di San Valentino. Ascoltandolo si percepisce forse un po’ un ritorno alle origini. I suoi 12 brani sono difatti capaci di catapultarti nel passato, in quegli anni in cui l’indie rock britannico faceva da padrone e la musica si suonava nei piccoli club. Per il nuovo album i The Wombats hanno registrato con la collaborazione del produttore John Congleton, noto già per aver lavorato con artisti come St. Vincent e The Murder Capital. Il risultato sono 12 tracce che fondono melodie giovanili, energiche e contagiose con testi intelligenti e spesso ironici.
Ad aprire l’album è il già noto singolo “Sorry I’m Late, I Didn’t Want To Come”, un brano che sembra riassumere perfettamente l’essenza dei The Wombats e che esplora il mondo delle relazioni, con un focus sull’ansia e l’imbarazzo sociale. il disco parte subito potente, con brani energici e dal mood allegro come “Can’t Say No” e “Blood On The Hospital Floor” che ricorda un po’ un brano degli Strokes degli anni 2000. Non mancano tuttavia anche tracce maggiormente lente e dalle tinte più malinconiche come “Kate Moss”, il cui titolo è ispirato al nome della nota modella simbolo proprio della moda e della cultura indie sleaze, la cupa “Swerve (101)” e “My Head Is Not My Friend”. Quest’ultima esplora la tematica della depressione, già trattata in passato dalla band, facendolo con dolcezza e delicatezza. Forte per testo e per melodia è sicuramente il brano riuscito meglio dell’album. Degna di nota anche “Gut-Punch”, che alterna sonorità più melodiche a synth.
Strutturata su synth e dal ritmo ballabile sono anche “I Love America And She Hates Me” e “Grim Reaper”, brani particolarmente orecchiabili e dai ritornelli che entrano immediatamente in testa grazie anche ai coretti che li caratterizzano. Non mancano anche momenti più rock come “The World’s Not Out To Get Me, I Am”. L’allegria e la freschezza dei The Wombats viene messa ulteriormente in luce da brani come “Reality Is A Wild Ride”. Chiude l’album “Lobster”, traccia in cui è predominante la sezione ritmica. Con l’utilizzo di una drum machine la band ricrea suoni quasi tropicali, accompagnandoci verso la conclusione di questo viaggio durato una quarantina di minuti.
Nel complesso “Oh! The Ocean” si può definire un buon lavoro e può essere considerato a pieno titolo uno degli album indie-rock migliori tra quelli usciti in questi primi mesi del 2025. Si tratta di un disco vario, in cui i The Wombats non perdono la loro essenza ed il loro sound caratteristico. Il trio si mostra anzi capace di bilanciare perfettamente i suoni ed usare arrangiamenti particolari, nascondendo una grandissima ricerca dietro la giocosità ed il sound ballabile delle canzoni che può apparentemente farle sembrare semplici quando in realtà non lo sono per niente. E’ un album ben prodotto e che vale la pena ascoltare per tutti gli appassionati del genere.
In breve: 4/5
Tracklist
- Sorry I’m Late, I Didn’t Want To Come
- Can’t Say No
- Blood on the Hospital Floor
- Kate Moss
- Gut-Punch
- My Head Is Not My Friend
- I Love America And She Hates Me
- The World’s Not Out To Get Me, I Am
- Grim Reaper
- Reality Is A Wild Ride
- Swerve (101)
- Lobster
