Yungblud è diventato rapidamente una delle voci più importanti e rappresentative della sua generazione. Con la sua musica ha dato voce a tantissimi giovani, che attraverso le sue canzoni si sono sentiti maggiormente compresi ed accettati. E’ dall’uscita del suo album d’esordio nel 2018 che Dominic Harrison si fa difatti portavoce di un messaggio d’uguaglianza ed inclusione che lo ha reso una delle icone pop punk dei nostri tempi. A soli 27 anni è già arrivato al suo quarto album, “Idols”, con il quale aveva annunciato di voler distaccarsi un po’ rispetto a quanto fatto fino ad ora e soprattutto di voler essere sé stesso al cento per cento.
Con il nuovo disco Yungblud ha voluto esplorare il tema dell’adorazione degli eroi, soffermandosi in particolare sul modo in cui mettiamo qualcuno su un piedistallo. “Idols” è stato anticipato dall’uscita di alcuni singoli, tra cui il più iconico è sicuramente “Hello Heaven, Hello” che fa anche da open track dell’album. Nei suoi oltre nove minuti, la canzone sembra racchiudere un po’ di tutto: dalle chitarre rock e la batteria che picchia fino ad elementi più orchestrali e rilassanti suoni acustici. E’ come se con questo brano Dominic volesse annunciare di essere qualcosa in più rispetto allo schema di ‘artista maledetto’ e di rottura in cui, forse, era stato un po’ imbrigliato. Fin da subito “Idols” si preannuncia un album più maturo, in qualche modo diverso e sicuramente ambizioso. Momenti più melodici come in “Idols Pt. 1”, “Idols Pt.2” e “Change” si alternano a brani più ribelli come “The Greatest Parade” o frizzanti come “Monday Murder”.
“Idols” è un disco in cui si percepiscono tutte le influenze di Yungblud. In “Lovesick Lullaby” si percepisce forte il britpop ma anche il rap (basti ascoltare la strofa). In altri brani si sentono invece sonorità più tipiche dell’ondata emo dei primi anni 2000 (“Ghosts”), del pop punk (“Fire”) o dell’alternative rock (“War”). Proprio per tale motivo sarebbe difficile inquadrare “Idols” in un unico genere. Non mancano anche i brani più struggenti a cui, da sempre, Dominic ci ha abituati. Tra questi degno di menzione è sicuramente “Zombie”, ultimo singolo estratto dal disco che suona come una ballata dalle tinte malinconiche e dal testo profondo, le cui parole arrivano in faccia potenti come uno schiaffo. Ed è con la melodia che Harrison decide di chiudere l’album. “Superman” è difatti un brano orchestrale, voce e piano, in cui le doti vocali di Dominic vengono particolarmente esaltate.
“Idols” suona sicuramente leggermente diverso rispetto a quello a cui Yungblud ci aveva abituati fino ad ora. Certo non manca la sua impronta, tuttavia è un disco che suona meno crudo e ribelle rispetto ai precedenti. C’è una maggiore maturità ma forse un po’ meno energia. Harrison si reinventa, si rinnova, ma rimanendo sempre anticonformista e, a suo modo, punk. Il suo ultimo album è il lavoro di un ragazzo ormai diventato adulto, che è cresciuto insieme ai suoi ascoltatori più affezionati.
In breve: 3/5
Tracklist
- Hello Heaven, Hello
- Idols Pt I
- Lovesick Lullaby
- Zombie
- The Greatest Parade
- Change
- Monday Murder
- Ghosts
- Fire
- War
- Idols Pt II
- Superman
