The Wytches – Talking Machine

The Wytches – Talking Machine

I The Wytches possono definirsi una di quelle band underground per eccellenza, che non hanno mai ricercato la perfezione o la popolarità a tutti costi rinunciando così alla crudezza ed alla vera essenza della propria arte. In cinque album il gruppo di Brighton è rimasto sempre sé stesso e con il suo nuovo lavoro “Talking Machine” sembra aver voluto un ritorno alle origini. Il disco è difatti il primo registrato dal vivo su nastro analogico dall’esordio nel 2014 con “Annabel Dream Reader”. Sebbene la band non abbia raggiunto un risultato al pari del primo album, il nuovo lavoro suona comunque estremamente sincero ed immediato, crudo ed istintivo.

Tutto ciò si percepisce sin dalla traccia d’apertura, che dà il nome all’album, in cui fuoriescono completamente i suoni ruvidi e grintosi del quartetto di Brighton. Insomma le premesse son chiare fin da subito: quello che andremo ad ascoltare è un album potente e spavaldo, che cresce man mano d’intensità creando mondi sonori sempre più oscuri ed allo stesso tempo vivi come in “Black Ice”, scelta come singolo di lancio, “Coffin Nails” o “Perform”. Quello che ne fuoriesce è un vero e proprio muro di suono, dove la voce graffiata di Kristian Bell si poggia su chitarre distorte ed una sezione ritmica che picchia potente.

I The Wytches, ancora una volta, si mostrano capaci di mescolare le sonorità tipiche del surf rock all’immediatezza ed all’energia della musica garage. Non mancano tuttavia momenti anche più melodici e riflessivi nella parte centrale dell’album, come nelle malinconiche “Romance”, “When The Obsession Began” e “Don’t Make It For Me” (tra le tracce meglio riuscite dell’album) o nella ballata acustica “Is The World Too Old” . Anche “Factory” è una traccia che parte più lenta per poi aprirsi nel ritornello. Degna di menzione l’outro strumentale di “Nothing To See”. La band dimostra quindi ancora una volta di essere perfettamente abile anche in pezzi meno duri, svelando la sua doppia anima.

Chiude l’album “Romance 2”, una continuazione di “Romance”, che conferma come dopo l’inizio violento ed energico le sonorità si facciano via via sempre più calme come a simboleggiare la quiete dopo la tempesta. In breve “Talking Machine” si rivela essere un ottimo album che, se anche non reinventa i The Wytches, ne afferma sicuramente la loro identità rafforzandola ulteriormente. Se si è alla ricerca di un sound vero e selvaggio, questo è il disco perfetto.

In breve: 4.5/5

Tracklist:

  1. Talking Machine
  2. Black Ice
  3. Coffin Nails
  4. Perform
  5. Factory
  6. Romance
  7. Is The World Too Old
  8. Nothing To See
  9. When The Obsession Began
  10. Don’t Make It For Me
  11. Romance 2