Royel Otis – Hickey

Royel Otis – Hickey

Dopo un esordio a dir poco perfetto lo scorso anno con Pratts & Pain (eletto da Rockoon miglior album del 2024), non era semplice replicare il risultato ottenuto. I Royel Otis ci hanno difatti sempre abituati a livelli molto alti, tuttavia con Hickey sono riusciti a non deludere le aspettative trasformandosi da un gruppo underground ad un fenomeno decisamente più pop e rendendosi i protagonisti di un ritorno dell’indie rock all’interno delle classifiche. Certo chi li ha seguiti fin dagli inizi ha sempre un po’ quel desiderio di mantenere qualcosa di bello tutto per sé, ma è anche giusto che artisti meritevoli escano dalla propria ‘nicchia’, raggiungendo un pubblico sempre più vasto. Il rischio è tuttavia quello di snaturarsi un po’, cosa che nel caso di Royel Maddell ed Otis Pavlovic non è successo.

Lo smalto dei Royel Otis, difatti, si percepisce forte e chiaro fin dalla open track “I Hate This Tune”. Le tracce coincidono con l’estetica musicale del duo duo australiano che sembra voler proseguire sulla linea intrapresa già con gli ultimi singoli, più melodici rispetto ad alcuni dei brani contenuti in Pratts & Pain dal sound un po’ più grezzo. La tematica principale dell’album è la giovinezza, con un focus particolare sulle relazioni. Nel primo singolo estratto dal disco, “Moody”, Pavlovic parla di una ‘ragazza lunatica’ ed in generale si percepisce nei testi la voglia di esplorare le possibili problematiche legate all’amore. Il pubblico a cui si rivolgono maggiormente è quindi chiaro: i giovani. Dal punto di vista sonoro il duo sembra voler eliminare il superfluo, mantenendosi su tracce da massimo tre minuti e giocando sui propri punti di forza: la chitarra di Maddell e la voce delicata, quasi angelica, di Pavlovic.

L’uscita in piena estate non sembra essere casuale. I brani suonano freschi ed allegri, perfetti per ballarci su. La band, complici i numerosi live, sembra aver composto le canzoni proprio in base a come sarebbero suonate dal vivo. Il risultato sono pezzi efficaci, destinati a diventare veri e propri inni capaci di far scatenare e cantare a squarciagola il pubblico come “Car” o “Say Something”. Forse, però, mancano momenti più rock, così come quelli più intimi. Vi è difatti l’assenza di ballad malinconiche, cosa in cui il duo si era dimostrato abilissimo in passato. Degna di nota è “Who’s Your Boyfriend”, una delle canzoni migliori dell’album. Non da meno le più calme e nostalgiche “More To Lose” e “Jazz Burger” che chiudono il disco.

Nel complesso, forse, il duo avrebbe potuto osare un po’ di più. Si ha difatti la sensazione che con “Hickey” i Royel Otis abbiano voluto giocare un po’ sul sicuro. Il potenziale c’è tutto, non resta quindi che passare ad un livello successivo, cosa che Maddell e Pavlovic possono fare senza alcun dubbio considerati gli standard a cui ci hanno abituato fino ad ora. Sicuramente è un gruppo da tenere d’occhio per gli appassionati del genere.

In breve: 4.5/5

Tracklist:
  1. I Hate This Tune
  2. Moody
  3. Good Times
  4. Torn Jeans
  5. Come On Home
  6. Who’s Your Boyfriend
  7. Car
  8. Shut Up
  9. Dancing With Myself
  10. Say Something
  11. She’s Got A Gun
  12. More To Lose
  13. Jazz Burger