Il 2024 sta ormai giungendo al termine e noi di Rockoon abbiamo selezionato alcuni album che, secondo il nostro parere, sono stati tra i migliori di quest’anno. Se ancora non l’avete fatto dateci un ascolto!
Royel Otis – Pratts & Pain
Pubblicato il 16 febbraio 2024, Pratts & Pain è l’album di debutto del duo guitar pop australiano Royel Otis. Il disco, che comprende una versione standard, una deluxe con più brani pubblicata solo in digitale ed una terza intitolata Pratts & Pain (It Ain’t Over Til It Ends) solo in vinile con ulteriori canzoni, è probabilmente una delle cose più belle accadute alla musica negli anni 2000. Una vera e propria perla, una chicca da ascoltare e soprattutto possedere per tutti gli appassionati del genere. Royel Maddell e Otis Pavlovic sono la dimostrazione che, ancora oggi, non servono grandi formazioni per fare buona musica (la band è ufficialmente composta solo da loro due). La voce particolarissima e quasi angelica di Pavlovic si sposa perfettamente con la chitarra distorta di Maddell, in un contrasto che rende il sound del duo immediatamente riconoscibile. I Royel Otis suonano come i Royel Otis ed è proprio questo il loro punto di forza.
Brano consigliato da Pratts & Pain (It Ain’t Over Til It Ends): Til The Morning
Fontaines D.C. – Romance
Sembrava un’impresa quasi impossibile quella di poter replicare un capolavoro come “Skinty Fia” ed invece i Fontaines D.C. con il successivo “Romance” ci sono riusciti davvero alla perfezione. Probabilmente si tratta del disco che ha definitivamente consacrato la band tra quelle maggiormente influenti della scena musicale alternative rock attuale. In “Romance” i Fontaines D.C. si divertono a sperimentare, mescolando tra loro più generi e mostrando di aver acquisito una maggiore maturità sia a livello sonoro che di testi. Ad accompagnare il disco, annoverabile sicuramente tra i migliori di questo 2024, è stata anche un’ottima campagna di marketing a partire dai listening party organizzati in giro per l’Italia, i gadget a tema regalati all’acquisto del cd o del vinile ed il nuovo look della band che, già da solo, sembra raccontare a perfezione la sua nuova era. Un album definitivamente da ascoltare e possedere non solo per gli amanti del genere ma per chiunque ami la musica.
Brano consigliato: Favourite
The Vaccines – Pick Up Full Of Pink Carnation
Era il 2011 e su Mtv Rocks non faceva altro che passare il video di una canzone intitolata “Post break-up sex” dei The Vaccines. Ora quella stessa band è arrivata al suo sesto album in studio “Pick Up Full Of Pink Carnation” che sembra riportare un po’ indietro a quegli anni lì. Siamo davanti a un disco nostalgico, ispirato, viscerale, in cui ancora una volta viene confermata la tesi in cui, per quanto si possa viaggiare ed esplorare nella vita (anche a livello musicale), poi si ritorna sempre a casa. La band, sebbene parli di senso d’inadeguatezza, della sensazione di non appartenere a nessun posto e non avere radici sembra difatti tornare proprio a quelle radici che negli anni aveva un po’ perso. Allora ben tornati a casa The Vaccines.
Brano consigliato: Sometimes, I Swear
The Cure – Songs Of A Lost World
Robert Smith aveva iniziato a parlare di un nuovo album dei The Cure nel 2019 e a settembre è stata finalmente annunciata l’uscita di “Songs Of A Lost World”, arrivato ben 16 anni dopo il precedente “4:13 Dream”. Un’attesa decisamente lunga che, tuttavia, è valsa la pena. Nel complesso quasi tutti i brani del disco durano più di 5 minuti (in alcuni casi anche molto di più) e le parti strumentali sembrano prevalere su quelle cantate. Sebbene la scelta non sia per nulla radiofonica i The Cure possono permettersela. In fondo non hanno bisogno di farsi conoscere con passaggi radio, in quanto stiamo parlando di una band storica e che, come confermato anche in questo caso, non delude mai. “Songs Of A Lost World” è una sorta di “Disintegration” 2.0. In un panorama dominato sempre più da artisti che tendono a fare scelte ‘commerciali’ adeguando il loro sound alle richieste del mercato, i The Cure hanno scelto di non snaturarsi, di restare fedeli a sé stessi e alla loro essenza. E com’è che si dice? Essere sé stessi premia sempre. Forse non si potrà piacere alla massa ma sicuramente si riesce ad occupare un posto speciale nel cuore di chi riesce ad andare oltre i semplici motivetti orecchiabili.
Brano consigliato: Endsong
The Howlers – What You’ve Got To Lose To Win It All
“What You’ve Got To Lose To Win It All”, le cui parole sono tratte dal singolo “El Dorado”, è stato registrato negli anni del Covid e racconta del dolore, della perdita e della malattia vissuti in prima persona dai membri del gruppo. È stato proprio questo il motore della band che, dalla sofferenza è riuscita creare qualcosa di bello, tramutandola in musica e dando vita alle quindici canzoni che compongono il suo primo album. Numerose sono le influenze del gruppo, che mescola sonorità tipicamente british alla musica tipica delle colonne sonore dei film western. E’ proprio questa la particolarità dei The Howlers, che gli permette di distinguersi da tante altre band della scena alternative rock inglese attuale.
Brano consigliato: Cowboys Don’t Cry
Liam Gallagher & John Squire – Liam Gallagher John Squire
Quando due star del britpop s’incontrano e decidono di lavorare insieme ad un album non possono che crearsi delle fortissime aspettative a riguardo, soprattutto se queste star sono Liam Gallagher, ex frontman degli Oasis, e John Squire, storico chitarrista degli Stone Roses. Una partita che si gioca in casa, a Manchester, tra due delle band che hanno scritto la storia musicale di quella città. Liam sembra essere riuscito a coronare un po’ il suo sogno di bambino di poter collaborare con un suo idolo, i fan del britpop quello di avere un disco che vanta alla voce ed alla chitarra due delle più grandi icone del genere. Il risultato, quindi, era un po’ già scritto. Quello di Liam Gallagher e John Squire è l’album perfetto per tutti i nostalgici degli anni 90, uno di quelli che se fosse uscito in quell’epoca in piena ondata britpop sarebbe diventato senza dubbio un classico.
Brano consigliato: Mars To Liverpool
Cigarettes After Sex – X’S
Prendi una giornata di pioggia, un senso di malinconia che t’assale, poi lascia suonare “X’S” sul giradischi e lasciati trasportare nel mondo sognante dei Cigarettes after sex. La voce angelica ed un po’ androgina di Greg Gonzalez, batterie dirompenti su basi dream pop, le loro atmosfere morbide e vellutate riescono in qualche modo a riconciliarti con il mondo. ‘X’S’ si presenta un po’ come un concept album, che analizza i diversi momenti di una relazione dalla passione iniziale fino alla ricerca di altro ed alla conseguente rottura. La band racconta quindi un po’ una storia, facendoci quasi diventare parte di una proiezione cinematografica e lasciandoci alla fine del disco con la sensazione che si prova dopo aver fatto l’amore o quando si dà l’ultimo tiro ad una sigaretta e te ne rimane soltanto l’aroma. Certo non è nulla di nuovo rispetto a quanto ci hanno abituati: i Cigarettes after sex suonano forse sempre un po’ uguali ma non suonano come nessun altro, suonano come i Cigarettes after sex.
Brano consigliato: Tejano Blue
Bleachers – Bleachers
Qualcuno si ricorderà di Jack Antonoff soprattutto per la sua militanza nei Fun, band che ottenne un bel po’ di successo grazie all’album “Some Nights” nel 2012. Non molti, però, probabilmente conoscono uno dei suoi progetti paralleli, Bleachers. Non è tuttavia così difficile poter aver sentito la sua voce nella colonna sonora del film “Tuo Simon” o in singoli di particolare successo anche senza aver associato la voce immediatamente a lui. Antonoff ha pubblicato già quattro album ed è ironico come il self titled sia appunto solo il quarto. Sebbene forse si senta un po’ la mancanza di pezzi trascinanti e che ti portino a cantare a cuore aperto durante un suo live come avvenuto per gli album precedenti, in “Bleachers” c’è comunque tutto quello che un appassionato di musica ricerca. Si tratta difatti di un album che alterna momenti più introspettivi, malinconici ed a tratti nostalgici ad altri più allegri e frizzanti. Atmosfere sognanti e melodie più soft si alternano a brani dal sound più fresco ed incalzante, rendendo quest’album perfetto per ogni occasione, quello da ballare o quello da mettere come sottofondo quando si sta facendo altro.
Brano consigliato: We’re Gonna Know Each Other Forever
Talk Show – Effigy
“Effigy” è l’album d’esordio dei Talk Show ed inquadrarlo in un unico genere sarebbe decisamente difficile. La band propone difatti un post-punk misto all’industrial ed alla new wave, che strizza anche un po’ l’occhio alla musica tipica dei rave. Nell’album si percepiscono quindi tutte queste influenze che si mescolano tra loro, lasciando intendere come i Talk Show non vogliano omologarsi o somigliare a nessuno, ricercando un sound che sia proprio e fortemente caratterizzato da renderli immediatamente riconoscibili. Sicuramente non siamo davanti ad una band che punta al diventare un fenomeno commerciale ma che si ritaglierà senza alcun dubbio un proprio spazio nell’underground musicale. A chiunque affermi che il punk è morto verrebbe da rispondere con l’ascolto di questo disco che non lo è, semplicemente si è evoluto.
Brano consigliato: Gold
Jake Bugg – A Modern Day Distraction
L’enfant prodige dell’indie folk inglese è ufficialmente tornato e lo ha fatto con un disco che ci riporta un po’ alle origini della sua carriera. Dopo i recenti tentativi di sperimentazione ed un album precedente caratterizzando da un sound più ballabile e frizzante, che strizzava maggiormente l’occhio all’indie pop ed all’elettronica, Bugg ha deciso di tornare a fare quello che probabilmente gli riesce meglio: puro indie folk nello stile a cui ci ha sempre abituati e canzoni caratterizzate da chitarre acustiche, melodie malinconiche e la sua voce immediatamente riconoscibile. Certo non ci dispiaceva per niente anche quando osava ed usciva dalla sua zona di comfort, ma è così che è riuscito a conquistare i suoi fan, con la sua semplicità di neo poeta romantico.
Brano consigliato: Never Said Goodbye
The Snuts – Millennials
La prima volta che mi è capitato di ascoltare i The Snuts dal vivo è stato proprio nel loro Paese natale: erano agli esordi, il loro album di debutto doveva ancora uscire ed immediatamente pensai che di lì a qualche anno avrebbero ottenuto un grandissimo seguito. Effettivamente così è stato e la band è già arrivata al suo terzo album in studio. Rispetto alle origini il sound del gruppo è evoluto parecchio. Non ci sono più quelle sonorità grezze, le chitarre distorte, la voce a tratti graffiata di Cochrane che caratterizza le primissime demo. Di questo, per chi li ha conosciuti proprio all’inizio della loro carriera, si sente un po’ la mancanza tuttavia l’album sembra parlare perfettamente alla generazione attuale. E’ caratterizzato da un sound fresco, terribilmente contemporaneo e frizzante. Le canzoni di “Millennials” riescono in qualche modo a metterti allegria e sono perfette da ascoltare in una notte d’estate, di ritorno da un’uscita con gli amici.
Brano consigliato: Deep Diving
Kasabian – Happenings
Dimentichiamoci dei primi Kasabian, quelli con Tom Meighan. Purtroppo sono soltanto un vecchio ricordo, tuttavia la band riesce comunque a sfornare dei buoni album anche con la nuova formazione. Certo il sound è cambiato, tendente più all’elettronica e molto più simile a quello dei The L.S.P., il progetto solista di Sergio Pizzorno. E’ difatti lui l’attuale frontman. Ascoltando “Happenings” si ha un po’ la sensazione che manchi la vera essenza dei Kasabian ma si tratta comunque di un buon lavoro in cui sono presenti brani come “Algorithms” che sono diventati già un classico. Dal vivo, poi, la resa delle canzoni è decisamente migliore. I Kasabian, difatti, fanno parte di una di quelle band da vedere live almeno una volta nella vita perché qualsiasi pezzo suonino dal vivo diventa dieci volte più potente.
Brano consigliato: Algorithms
Cage The Elephant – Neon Pill
“Neon Pill” segna il ritorno dei Cage The Elephant dopo anni difficili per il frontman della band. Ora però sembra essere tornato il sereno nella vita di Matt Shultz e questo si percepisce già solo ascoltando l’ultimo album della sua band. Questo suona difatti come una vera e propria rinascita, come un processo catartico ed un ritrovamento della luce dopo un periodo buio. Dal punto di vista prettamente stilistico il lavoro segna ancora di più un avvicinamento all’indie pop misto ad elettronica, un mondo già esplorato nel precedente “Social Cues”, e la volontà di spezzare le catene che tenevano la band ancora legata al passato.
Brano consigliato: Metaverse
Thus Love – All Pleasure
Sicuramente i Thus Love rientrano nelle novità musicali di questi ultimi anni più interessanti. Dopo un ottimo disco d’esordio, a distanza di due anni la band è tornata con nuovo album che sembra confermare quanto il quartetto aveva già dimostrato, ovvero ottime capacità di composizione. L’album è stato registrato quasi interamente live, in modo tale da non perdere quella sua immediatezza a spontaneità, una caratteristica che all’ascolto si percepisce. La band ha cercato di discostarsi leggermente dalle sonorità più orientate verso il punk dei primi lavori, virando per suoni più raffinati e tipicamente british. Il risultato è un perfetto mix di diverse influenze ed un sound che suona più maturo, senza tuttavia perdere l’energia e la freschezza di quando si è agli esordi.
Brano consigliato: On The Floor
Elias Rønnenfelt – Heavy Glory
Qualcuno conoscerà Elias Rønnenfelt come il frontman della band danese Iceage. Quest’anno, però, il cantante ha pubblicato il suo primo disco come solista “Heavy Glory” che nulla ha a che vedere con il sound che ci ha abituato con la sua band. L’album strizza difatti molto più l’occhio all’indie folk che al post-punk ed è caratterizzato da brani voce e chitarra, dal sound semplice ma terribilmente efficace. Elias sembra compiere un viaggio dentro sé stesso, raccontando dell’amore e di esperienze personali e mostrando una nuova maturità. Sicuramente lo si può annoverare tra i poeti romantici attuali. “Heavy Glory” è un disco profondo, che non perde comunque quelle sonorità più grezze, sfrontate e sporche degli Iceage ma che si fonda maggiormente su ballate più intime e malinconiche. In fondo è nato proprio così: on the road con una chitarra acustica. Lo si potrebbe definire l’esame di maturità di Rønnenfelt, chiaramente superato a pieni voti.
Brano consigliato: Like Lovers Do
The Libertines – All Quiet on the Eastern Esplanade
Registrato all’hotel/studio della band The Albion Rooms di Margate, “All Quiet On The Eastern Esplanade” segna il ritorno della coppia Doherty-Barât a quasi dieci anni dal precedente “Anthems For Doomed Youth”. Si tratta del primo lavoro in cui hanno contribuito alla scrittura dei brani anche il batterista ed il bassista della band, cosa che dà sicuramente un valore aggiunto all’album. Pezzi in perfetto stile british rock si alternano a ballate più malinconiche, in un disco che segna il ritorno sulle scene di una band che ha fatto la storia dell’indie rock britannico. La band sembra aver raggiunto una maggiore maturità, senza tuttavia perdere mai lo smalto e la grinta degli esordi. Per i nostalgici che vogliono fare un tuffo negli anni dell’indie sleaze questo è sicuramente il disco perfetto.
Brano consigliato: Night Of The Hunter
