In occasione dell’uscita del loro nuovo singolo “Nonno con smartphone” abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con gli Allerta!. Nel corso dell’intervista la band ha analizzato l’utilizzo errato che oggi si fa della tecnologia (tematica principale del brano), evidenziando la volontà di apparire a tutti i costi da parte degli individui. Siamo tuttavia riusciti a trovare anche qualche lato positivo nel progresso tecnologico…
Ciao e benvenuti su Rockoon, prima di tutto come state?
Bene, ottimo periodo per la fotosintesi: siamo piante
È da poco uscito il vostro nuovo singolo, “Nonno con smartphone”. La canzone affronta la tematica delle relazioni umane in una società sempre più condizionata dall’utilizzo di supporti tecnologici. Quanto pensate siano cambiate rispetto a prima?
Secondo noi, il cambiamento portato dalle nuove tecnologie è ormai evidente e sotto gli occhi di tutti. Non vogliamo fare i moralisti né dare lezioni a nessuno, ma è innegabile che l’uso massiccio di telefoni e social media stia modificando in modo preoccupante la percezione della realtà. Si diffondono valori distorti, e i rapporti umani spesso assumono forme sempre più artificiali e assurde. L’alienazione che ne deriva ci spaventa, ed è qualcosa su cui sentiamo il bisogno di riflettere e di parlare.
Oltre ad un raffreddamento delle relazioni interpersonali quali pensate siano gli aspetti negativi dell’eccessivo utilizzo degli smartphone, in particolare da parte dei più giovani?
È paradossale che proprio noi giovani, quelli che dovrebbero essere i più preparati a gestire queste tecnologie, poi finiscano per diventarne i più dipendenti. Basta guardarsi intorno, c’è chi non riesce a staccarsi dal telefono nemmeno per un’ora. E poi ci sono situazioni ancora più estreme, come bambini di 3, 4, 5 anni lasciati per ore davanti a un tablet. In quell’età così delicata, fondamentale per lo sviluppo creativo e anche cognitivo, sostituire la presenza umana con uno schermo è qualcosa che fatichiamo a comprendere, soprattutto quando è frutto della pigrizia o dell’incapacità di assumersi davvero il ruolo di genitori.
Pensate ci siano anche degli aspetti positivi? Se sì, quali?
Detto questo, non possiamo ignorare i tanti aspetti positivi delle nuove tecnologie: la velocità nella circolazione delle informazioni, l’accesso libero e democratico a contenuti e conoscenza, la possibilità di connettersi con il mondo intero. Sono conquiste enormi. Il problema non è lo strumento in sé, ma l’uso che se ne fa. La tecnologia può essere un alleato straordinario, ma serve consapevolezza per gestirla al meglio.
Il brano affronta anche la tematica del voler apparire a tutti i costi. Cosa pensate porti molte persone a dare maggiore importanza all’apparenza piuttosto che all’essenza?
Sinceramente non lo sappiamo con certezza, ma pensiamo che tutto sia legato alla cultura, e da come sei cresciuto. Non vogliamo generalizzare né puntare il dito contro tutti: non esistono solo persone così, sarebbe sbagliato dirlo. Vogliamo semplicemente evidenziare una tendenza, una caratteristica che magari in forma lieve è presente un po’ in tutti. Condizione che se portata all’estremo può trasformarsi in qualcosa di davvero pericoloso per le relazioni umane.
Quali pensate siano le differenze tra l’essere giovani oggi e l’esserlo stati, invece, in passato?
Noi non abbiamo vissuto l’essere giovani “ieri”, siamo nati in questo secolo. Non possiamo fare paragoni diretti con il passato, ma è chiaro che oggi il modo di relazionarsi è cambiato. Il classico “muretto”, simbolo di incontro spontaneo, non esiste più. Oggi tutto è pianificato, organizzato prima. Mancano quei luoghi di aggregazione informale che una volta rendevano più naturale il contatto umano. Lo notiamo anche nei concerti. Oggi molti artisti si lamentano del fatto che il pubblico passi troppo tempo con il telefono in mano, invece di vivere davvero l’esperienza del live. Sicuramente anche a Woodstock c’era qualcuno con una telecamera, ma oggi qualcosa è cambiato, ed è una differenza che si percepisce chiaramente. Manca un po’ quella connessione reale, quel lasciarsi andare completamente, quasi volerlo farlo vivere al prossimo ma non viverlo noi.
Della canzone mi ha colpito in particolare la frase “Faccio foto social col nonno che ha il cancro”. Pensate che la tendenza di scattare e condividere foto anche dagli ospedali con parenti/amici che stanno male o in fin di vita sia legata ad un bisogno di sentire solidarietà, sia pure nella forma virtuale, possa costituire una modalità di ricerca di attenzione da parte degli altri o, ancora, un espediente strumentale alla logica dell’apparire ad ogni costo?
La frase è un estremizzazione, ma sono faccende amare che accadono. In questo periodo storico, è inevitabile notare un fenomeno sempre più diffuso: tutti vogliono apparire, essere riconosciuti, compresi, famosi. Si è creata una vera e propria dipendenza dall’approvazione sociale, dal like, dal bisogno di andare virali. E come ogni dipendenza, porta le persone a fare di tutto pur di ottenere ciò che cercano. Viviamo in un mondo che sembra soffrire collettivamente della “sindrome del protagonista”, dove ciascuno vuole la propria scena sotto i riflettori, anche noi non esuliamo da questo purtroppo, è la solita sindrome che ci ha portato qui a noi 5.
Il nuovo singolo anticiperà anche l’uscita di un nuovo album?
Si, questo singolo fa parte dell’album che uscirà nei prossimi mesi. Che sarà una raccolta di figurine di abbracci, bacini e coccole.
Avete in programma delle date in giro per l’Italia?
Per ora, l’unica data confermata è quella del 9 novembre al Can I Scream, dove siamo sicuri che ci divertiremo un sacco. Portiamo 3 casse di birra da casa.
Ultima domanda. Vi andrebbe di lasciare un messaggio ai nostri lettori per convincerli ad ascoltare la vostra musica?
E per quanto riguarda l ultima domanda non vogliamo convincere nessuno. Se qualcuno ha voglia di ascoltarci ben venga. Se no, va bene lo stesso. Noi continueremo comunque a fare musica perché è quello che ci piace fare. Evviva il rock. Que vuelvo eres…
