A distanza di qualche anno dal loro ultimo lavoro, “Cracker Island” (2023), i Gorillaz sono tornati con un nuovo attesissimo album intitolato “The Mountain”. Il tema principale del disco è quello del viaggio, non soltanto fisico ma anche e soprattutto spirituale. Le nuove canzoni sono difatti incentrate sul processo di elaborazione della perdita, essendo nate in seguito ad un lutto condiviso da Damon Albarn e Jamie Hawlett. Entrambi, difatti, hanno vissuto la scomparsa dei propri padri e Hawlett anche quello di sua suocera. Per metabolizzare il lutto i due hanno quindi intrapreso un significato viaggio in India, raccontato proprio all’interno dei quindici brani che compongono il nuovo album e che portano l’ascoltatore ad interrogarsi su tematiche come la vita e la morte.
Ad aprire “The Mountain” è proprio la sua title track. Immediatamente un sitar ci trasporta in India, rendendoci tutti protagonisti dello stesso viaggio. Fin da subito è quindi chiaro ciò che ascolteremo: sonorità orientali che si mescolano perfettamente al sound più ballabile tipico della band. Già con la seconda traccia, “The Moon Cave”, tornano i suoni più familiari della band. C’è l’elettronica, c’è il dance pop, c’è l’hip hop (in particolare in “The God Of Lying” e in “Empty Dream Machine”), c’è l’ironia tipica dei Gorillaz (percepibile soprattutto nel featuring con gli Sparks “Happy Dictator”). Insomma “The Mountain” è un disco introspettivo si, che porta a compiere un viaggio interiore ma anche a ballare.
Non mancano tuttavia momenti più intimi e melodici, come la malinconica “The Hardest Thing” con Tony Hallen. L’album vanta anche la presenza di collaborazioni con altri artisti rock importanti, tra cui quella dell’ex chitarrista degli Smiths Johnny Marr (presente in “The Empty Dream Machine”, “The Plastic Guru”, “Casablanca” e “The Sweet Prince”), degli IDLES (“The God of Lying”) e del bassista dei The Clash Paul Simonon (“Casablanca”). Ad accompagnarci verso la fine del viaggio è “The Sad God”. È proprio nelle sue tracce finali che il disco arriva al suo apice emotivo, trovando un perfetto equilibrio tra il dolore legato alla perdita ed al desiderio di rinascita, tra malinconia e necessità di andare avanti.
Con “The Mountain” ancora una volta i Gorillaz si confermano una band eclettica, capace di sperimentare e fondere tra loro più generi senza mai suonare uguale. Tuttavia serve qualche ascolto in più per comprendere ed entrare fino in fondo nell’album, proprio a causa della sua complessità e moltitudine di sonorità che talvolta si discostano da quelle a cui il gruppo ci ha abituato. Sebbene non si tratti del loro lavoro migliore, con il nuovo album i Gorillaz dimostrano una forte maturità compositiva e soprattutto capacità di reinventarsi musicalmente e spaziare tra i generi. Una cosa è certa: Damon e soci riescono sempre a sorprendere in qualche modo. Tuttavia, per i fan affezionati, un po’ si sente la mancanza del sound tipico degli esordi.
In breve: 3/5
Tracce:
- The Mountain
- The Moon Cave
- The Happy Dictator
- The Hardest Thing
- Orange County
- The God Of Lying
- The Empy Dream Machine
- The Manifesto
- The Plastic Guru
- Delirium
- Damascus
- The Shadowy Light
- Casablanca
- The Sweet Prince
- The Sad God
