Sembrava soltanto ieri che i DMA’s pubblicavano il loro album d’esordio “Hills End”. Invece sono già passati dieci anni e la band australiana è già arrivata al suo quinto omonimo lavoro. Ieri, 21 agosto, è difatti uscito “DMA’s”, un disco che segna un po’ un ritorno alle origini. Dopo aver sperimentato con “The Glow” e con il più elettronico “How Many Dreams?”, il trio ha difatti voluto recuperare un approccio più DIY e tornare al sound tipico dei loro primi lavori. Nonostante ciò non si tratta di un semplice esercizio nostalgico.
Ad aprire le danze è “El Alamein” che fa intuire immediatamente la volontà della band di recuperare le sonorità più grezze e ruvide degli inizi. Veri manifesti dell’album, tuttavia, sono le successive “My Baby’s Place” e “Hurracane”. Con questi pezzi, ancora una volta, i DMA’s dimostrano la loro capacità di rendere la nostalgia qualcosa di bello e romantico, senza risultare mai artificiosi. E proprio la nostalgia sembra essere un po’ il filo conduttore del disco. Sicuramente prevalgono i brani più intimi (“Dancing Luck”, “Concrete” e “Windows” ne sono esempio perfetto), ma non mancano anche momenti più energici e dal sound ispirato al rock tipico degli anni 90.
“Heatin Park” ad esempio è perfetta per i cori da stadio ed è quella che, probabilmente, più di tutte ha un enorme potenziale dal vivo. Tuttavia, diversamente dall’album precedente, la band con quest’ultimo lavoro sembra ricercare meno dei ritornelli memorabili o dei brani dal ritmo orecchiabile e ballabile. Questa potrebbe essere un’arma a doppio taglio. C’è difatti il rischio che le canzoni possano sembrare un po’ l’una il continuo dell’altra ma, dall’altro lato, il disco suona più autentico, sincero e soprattutto umano.
Sicuramente raggiungere la perfezione di “Hills End” è difficile. Tuttavia “DMA’s” fa ben sperare per il futuro della band. Si tratta di un ritorno alle origini, privo tuttavia di nostalgia sterile. Non sarà un album particolarmente rivoluzionario o sperimentale, ma probabilmente non era nemmeno questo il suo obiettivo. Forse dopo aver provato a mescolare più generi i DMA’s hanno compreso qual è la formula che con loro funziona maggiormente: sound britpop, chitarre indie/shoegaze, melodie malinconiche, voce di O’Dell sempre sul confine fra dolcezza e ruvidità. “DMA’s” non è il disco di una band che vuole dimostrare qualcosa, bensì quello di una band che ha scoperto che la strada per andare avanti è esattamente quella percorsa da sempre. E’ un album che suona come un ritorno a casa.
In breve: 3.5/5
Tracklist:
- El Alamein
- My Baby’s Place
- Hurracane
- Killing Time
- Heatin Park
- Emailz
- One & Only
- Dancing Luck
- Concrete
- Windows
- Distance
