Intervista – Fuzz Lightyear

Intervista – Fuzz Lightyear

Sebbene si discosti un po’ dal genere trattato di solito, il progetto di Fuzz Lightyear mi ha particolarmente colpita. L’artista campano propone uno space rock, i cui richiami sono evidenti anche nei titoli delle canzoni e nelle copertine scelte per i singoli. Ho recentemente avuto modo di scambiarci quattro chiacchiere, scoprendo qualcosa in più sul suo mondo di stelle e pianeti. Se volete viaggiare anche voi nello spazio con lui di seguito trovate l’intervista completa.

Ciao e benvenuto su Rockoon, per prima cosa come stai?

Ciao a te e soprattutto grazie per il tempo che mi hai dedicato! Diciamo che quando si parla di musica, specialmente della propria, si sta sempre bene. Con tutti i sacrifici che uno fa per portare avanti un progetto musicale credibile, una bella intervista come questa non può che gasare!

Ti ringrazio. Partiamo dal nome. Fuzz Lightyear è un chiaro riferimento a Buzz Lightyear, personaggio della saga d’animazione Toy Story. Cosa rappresenta per te questo cartone animato e come mai questa scelta?

Si esatto il riferimento é chiaro. In realtà ti confesso che il nome originale del progetto doveva essere “Galaxy 420”, che faceva riferimento sia alla tematica spaziale, con cui sto in fissa da un po’, che con lo stoner rock, da dove provengo “artisticamente”. Avendo due bimbi piccoli a casa,  cartoni animati come appunto Toy Story,  girano a loop. Quindi un pomeriggio mentre regolavo la pedaliera e maneggiavo appunto con un effetto Fuzz, sento distrattamente: “Qui Buzz Lightyear, comando spaziale, rispondete!”. Ho pensato: Ho un nome figo per il progetto!

Anche il tuo nome Kurt Wild mi rimanda al personaggio del film Velvet Goldmine. C’è un riferimento o è una semplice casualità?

Esattamente! É il personaggio preferito di uno dei miei film preferiti! Anche se nel film pare sia scritto “Wilde” come Oscar, Wild mi é più affine… Comunque si é lo pseudonimo che uso sui social da diversi anni, dato che non mi piace scrivere nome e cognome su internet, come si faceva ai tempi di Napster. Nome che ho tenuto anche quando ho fatto qualche dj set. Ho anche pensato di tenerlo per questo nuovo progetto, ma Fuzz Lightyear ha vinto!

Velvet Goldmine è anche uno dei miei film preferiti! Comunque si, era leggermente diverso il nome. In quel caso era scritto con la C e non con la K!

Come dicevi prima sei partito suonando tutt’altro genere con i Sex Excess, band di cui hai fatto parte per anni. Come mai hai deciso di abbandonare quel progetto e com’è nata l’idea di Fuzz Lightyear?

Beh devo dire che in realtà il progetto attuale é un’evoluzione artistica dei Sex Excess, infatti nell’ultimo singolo pubblicato dalla band a Giugno 2023 si sentono molto elementi che poi sono stati sviluppati nel progetto Fuzz Lightyear, come i groove lisergici, tonnellate di deelay e riverberi che danno quest’ idea di spazio. Poi é chiaro che suonando da solo, utilizzando campionatori, drum machine e arpeggiator per sopperire tecnicamente e praticamente al fatto di essere un unico elemento nella “band” il suono ha un evoluzione e un cambiamento più netto e veloce. Il progetto purtroppo é andato ad esaurirsi per divergenze principalmente di interesse degli altri componenti. Provavamo il venerdì, io ho continuato ad andare in sala prove tutti i venerdì anche da solo, ed eccomi qua.

Hai scelto un genere lontano dal mainstream, lo space rock. Come ti sei avvicinato a questo genere di musica?

Come ti dicevo, é stato un percorso molto naturale. Musicalmente inevitabilmente creiamo ciò che ascoltiamo e ascoltiamo ciò che ci emoziona. Penso che fare musica per piacere a tutti o per vendere, suonando ciò che non ci piace realmente, non sia musica sincera, quindi non sarà mai musica bella.

Quali sono gli artisti che maggiormente hanno influenzato la tua musica?

Da premettere che ascolto tonnellate di musica, anche perché viaggiando molto in auto per lavoro, ti lascio immaginare… Ti potrei fare una lunga lista di artisti, per citarne qualcuno King Gizzard & the Wizard Lizard su tutti, ma anche Tame Impala, Uncle Acid, Dead Meadow, Brian Johnstown Massacre, B.R.M.C. tutta la neo-psichedelia, lo space rock ’70, il Krautrock, ma anche i fondamenti dello Stoner come Kyuss e Sleep. Potrei continuare per ore ma, principalmente mi sono lasciato ispirare dall’approccio di ascolto “distratto”: questi interi album che si lasciano ascoltare mentre appunto si viaggia, si lavora, o, mi piace immaginare, mentre so fanno le faccende a casa. Un po come se fosse un arredamento sonoro.

Le parole del tuo brano Meditate While Walkin’ riprendono il pensiero di Margherita Hack. Qual è il tuo legame con questo personaggio?

Sicuramente é un personaggio che ha la mia simpatia, anche se é stato scelto il suo campione vocale principale per quello che dice più per chi lo dice. É un messaggio potente che in poche battute riassume il pensiero scientifico, filosofico e spirituale di una grande scienziata, ma che in realtà ci possiamo rispecchiare tutti noi. Poi le prime tre parole sono “siamo tutti fatti”, non potevo non usarlo.

La copertina raffigura una luna ed elementi associati allo spazio, cosa che richiama un po’ il genere musicale che proponi. Quanto è importante creare un mondo anche visivo oltre che sonoro?

Moltissimo, anche perché inizialmente il concept era audio visivo proprio per dare maggiore enfasi a questi paesaggi sonori, molto acidi e psichedelici. Insomma Syd Barret insegna. 

Tu sei originario di Torre Del Greco. Come pensi sia la scena musicale underground campana di oggi?

Hai toccato un tasto dolente. Credo che la musica dal vivo sia ormai percepita come una cosa “vecchia” per la maggior parte delle persone. In provincia ancora di più. Non c’è stato un vero e proprio cambio generazionale; Internet all’inizio sembrava poter unire musicisti lontani, avrebbe potuto semplificare il poter fare rete tra gli artisti e per un po’ ha funzionato; Oggi ha finito per creare tanti “musicisti da cameretta”. La situazione è crollata da un anno all’altro.  Poi il fenomeno delle cover band ha definitivamente ucciso il rock o in generale la musica del vivo, i ragazzi non sono attratti da fare musica nuova, ma suonare come si faceva negli anni 90 senza capire che lo spirito di quegli anni era l’innovazione e la contaminazione, non il copia/incolla dal passato. Il concetto di vintage, associato alla musica non fa tanto bene.  In questa difficile situazione é anche difficoltoso suonare dal vivo, perché i locali sono sempre di meno e non vogliono rischiare con i progetti realmente emergenti.  Nonostante questo quadro apocalittico sono speranzoso, perché qualcuno resiste, anche ragazzini giovani, e si sa che nei momenti bui escono fuori le vere perle e le idee geniali.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Stai lavorando a nuova musica?

Si, lavoro costantemente a nuova musica, ed ora che ho rodato il progetto, ho trovato la quadra nel processo creativo, sono molto prolifico nel creare nuova musica, molto più di quando ne eravamo in tre o quattro a comporre. Mi piacerebbe crescere nelle esibizioni live, suonare in realtà più grandi, magari festival. La situazione é quella che é ma non demordo!

Ultima domanda. Che messaggio vorresti lasciare ai nostri lettori per convincerli ad ascoltare la tua musica?

Se avete voglia di lasciarvi trasportare in viaggioni psichedelici per evadere da questo mondo frenetico e oppressivo, magari con qualche piccolo spunto filosofico per farvi riflettere, é la musica perfetta per voi! Comprate le mie musicassette o venite ai miei concerti! Poi mi hanno detto che la mia musica aumenta la produttività, la taglia di reggiseno, favorisce la diuresi e guarisce dall’alluce valgo, provate per credere XD 

Grazie per il tempo che ci hai dedicato!

Grazie a te per l’intervista, belle domande! A presto!