In occasione dell’uscita del loro album d’esordio “Freak”, noi di Rockoon abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con le Seventeen Fahrenheit. La band, tutta al femminile, ci ha raccontato qualcosa in più sul disco e sulle artiste che le hanno maggiormente influenzate. Inoltre, nel corso dell’intervista, sono stati toccati anche argomenti d’attualità come il ruolo delle donne nell’industria musicale e la libertà di essere sé stessi.
Ciao ragazze, benvenute su Rockoon. Come state?
Molto bene grazie.
Direi di partire dall’inizio. Come vi siete conosciute ed avete iniziato a fare musica insieme?
È una storia lunghissima ma possiamo dire di esserci incontrate tutte insieme per la prima volta alla festa di compleanno di Annamaria nel lontano 2008.
Il vostro nome è Seventeen Fahrenheit e racchiude in sé la parola “libertà”. Cos’è la libertà per voi?
Il nome in realtà, oltre a una nota scala termometrica, comprende la parola tedesca “fahren”, che significa “guidare, andare”. Ma se dobbiamo parlare di libertà, per noi significa suonare e poter vivere senza inibizioni e costruzioni di alcun tipo.
A breve uscirà il vostro album d’esordio, come vi sentite a riguardo?
Molto felici, emozionatissime per il tour e per il feedback degli ascoltatori.
Cosa devono aspettarsi gli ascoltatori dall’album? Vi andrebbe di dare qualche anticipazione
Sicuramente muri di suono, spontaneità, cazzimma, voglia di cambiamento, frattura con gli schemi sia per le tematiche sia per ogni singola nota.
L’album s’intitola “Freak” e parla della diversità. Per voi cosa significa essere un “freak” oggi?
Freak è stato concepito molti anni fa. Ai tempi scoprivamo ed esploravamo lati della nostra personalità che sicuramente ci differenziavano dalle persone considerate ‘normali’, pensiamo a identità sessuale, identità di genere, impegno scolastico, obiettivi di vita. Tutti temi che al tempo erano considerati tabù e la nostra generazione ha dovuto un po’ inventarsi da sola, sperimentarsi, esprimersi e difendersi. Quindi Freak è l’inno della nostra adolescenza e delle promesse che c siamo fatte e che poi abbiamo mantenuto.
Voi siete una band tutta al femminile. È vero che per le donne è più difficile fare musica e trovare spazio nell’industria musicale?
Nonostante questa dilagante difficoltà noi siamo molto fortunate, perché conosciamo tantissime musiciste, nei diversi generi musicali e alle prese con diversi strumenti e progetti. Tuttavia, il problema resta e lo si vede anche sui grandi palchi. Il gap di genere ci sembra poi ancora più evidente dal lato della produzione, con figure professionali che sono spesso, se non sempre, maschili. Quale sia il motivo dietro questo gap? Non lo sappiamo, ma nel frattempo noi proviamo a romperlo: Eloise, la batterista, oltre a suonare si occupa anche di backline, direzione palco e tecniche del suono.
Chi è stata per voi un’icona femminile della musica rock?
Joan Jett delle Runaways.
E del panorama musicale in generale invece?
Tra periodi storici diversi, Blondie, Alanis Morrisette, Avril Lavigne, Hayley Williams, Dolores O’ Riordan, Patti Smith, ma se guardiamo ad oggi possiamo parlare anche di Emily Armstrong.
Comunque tutte artiste che rientrano in qualche modo nel genere rock mi sembra di capire… I vostri brani sono in lingua inglese ma voi siete italiane. Come mai questa scelta? In futuro pensate di proporre anche qualche brano in italiano?
Siamo cresciute ascoltando canzoni in inglese, ci piacerebbe che la nostra musica arrivasse ovunque in questo senso, ma poniamo attenzione anche alla nostra lingua e al nostro paese sperando che un giorno lui faccia lo stesso.
Ultima domanda. Che messaggio vorreste lasciare ai nostri ascoltatori per convincerli ad ascoltare il vostro album?
In questo disco c’è la nostra anima, non ve ne pentirete.
