Josh Hwang, noto con il nome d’arte Castlebeat, è forse una delle cose più belle accadute alla musica negli ultimi anni. Produttore, ideatore dell’etichetta discografica Spirit Goth e lui stesso musicista ed autore, vanta un progetto musicale che si sta facendo sempre più notare nel panorama musicale lo-fi e dream pop. Dalle grandi capacità eclettiche, Josh ha da poco pubblicato il suo ultimo album “Revival” con cui ha dimostrato ancora una volta grandi abilità compositive e anche di saper giocare tra più generi. Ha difatti abbandonato un po’ le sonorità più tipiche dell’indie pop per abbracciare in alcuni brani un sound un po’ più cupo e vicino alla new wave, sebbene senza mai perdere la sua impronta lo-fi e home-made. Anche la copertina dell’album, scattata in un cimitero, sembra spiegare perfettamente ciò che ascolteremo: 12 tracce dall’atmosfera oscura che, tuttavia, non sembrano raccontare la morte bensì una rinascita.
Sicuramente si parla di una rinascita da un punto di vista musicale considerata la nuova strada intrapresa da Castlebeat che, in questo disco, cerca di mischiare surf, lo-fi, dream pop e new wave. Già il primo singolo estratto dall’album, “Ivy League”, mostra atmosfere molto più dark sia nel video che nelle sonorità. C’è preponderanza di bassi, la stessa che si può percepire anche in pezzi come “Tonight”, “Call Me”, “Torn Up”, “Anymore” o “Never Seen Your Face”. La voce quasi parlata che caratterizza alcuni dei brani si poggia perfettamente su una base in perfetto stile dark wave che riporta un po’ alla scena goth anni ’80 o ai più attuali Molchat Doma. Stesse atmosfere caratterizzano anche “Lies” e “Like A Dream”, che si aprono con dei prepotenti synth.
Ad aprire il disco è invece “Way Too Much”, in cui si percepisce comunque lo smalto di Josh. Non mancano difatti momenti più ‘luminosi’ come in “Downtown” o la stessa title track “Revival”, che si alternano perfettamente ad attimi più cupi. Nel complesso, difatti, “Revival” sembra racchiudere un po’ due anime diverse di Castlebeat: quella più ‘dark’ e quella più gioiosa, in cui predomina un sound più tipico del surf e l’essenza bedroom pop. Una doppia anima che è racchiusa perfettamente in “Taking The Fall”. Non manca la costante sensazione di star ascoltando qualcosa di perfettamente autoprodotto. “Hat Trick”, “Heaven” e soprattutto “1990” sono forse i pezzi che suonano più lo-fi di tutti. Non da meno “With You”, in cui degno di menzione è soprattutto il riff iniziale che trascina il pezzo.
Nel complesso “Revival” è caratterizzato da pezzi brevi, che perlopiù non durano oltre i due minuti. Forse proprio per tale motivo si mostra scorrevole ed il fatto che sia composto da sedici brani totali non arriva a pesare troppo all’ascoltatore. Certo bisogna essere appassionati del genere e di quel tipo di album perfetti per essere ascoltati mentre si è sul letto o in accompagnamento quando si legge o si studia, soprattutto durante una giornata piovosa. Se siete quel tipo d’ascoltatore, questo album ed in generale la discografia di Castlebeat, sono decisamente consigliati.
In breve: 4.5/5
Tracklist:
- Way Too Much
- Tonight
- Hat Trick
- Ivy League
- Call Me
- Lies
- Like A Dream
- Heaven
- Torn Up
- With You
- Taking The Fall
- Downtown
- Anymore
- Revival
- 1990
- Never Seen Your Face
