In molti lo conoscono come “il figlio di Liam Gallagher e Patsy Kensit” ma Lennon Gallagher è molto più di questo. Modello fin da giovanissimo, adesso è anche frontman di una rock band dove suona la chitarra e canta. Diversamente da quello che si potrebbe pensare, il sound del suo gruppo non ha niente a che vedere con quello degli Oasis. Le sonorità degli Automotion sono difatti molto più cupe e vicine al post punk. Ieri, venerdì 17 gennaio, la band è arrivata per la prima volta in Italia esibendosi al Circolo Arci Bellezza di Milano per un’unica data.
Il concerto è iniziato in perfetto orario e non era prevista una band di apertura. Immediatamente quando Lennon è salito sul palco con la sua camicia di jeans e pantaloni larghi è stato un po’ come rivedere un giovane Liam Gallagher. Sicuramente padre e figlio possiedono la stessa grinta e sfrontatezza, oltre ad un timbro vocale molto simile. Insomma l’impronta è quella e si sente, anche se bisogna immaginare una voce un po’ nasale tipica di Liam su chitarre molto più effettate e dal sound molto più vicino al noise o allo shoegaze, che creano atmosfere sognanti, a tratti tenebrose.

Gli Automotion sono capaci di trasportare l’ascoltatore in un mondo tutto loro, dal vivo ancor di più. Intermezzi strumentali si alternano a voci soffiate e, sebbene il repertorio della band non sia così vasto, comunque il quartetto riesce a sostenere una scaletta di un’ora piena. Il gruppo ha anche colto l’occasione per presentare il suo nuovo singolo, scegliendo proprio la platea italiana. Quest’ultima era composta perlopiù da adulti, sia cultori della musica “di nicchia” sia avventori tipici del locale. Non mancavano chiaramente anche fan degli Oasis che hanno conosciuto la band grazie a Liam Gallagher.
A differenza di quanto qualcuno possa malignamente pensare, però, Lennon non risplende solo di luce riflessa. Se la sua band è riuscita a registrare un sold out è soprattutto per le sue evidenti capacità strumentali. Ogni musicista ha difatti dimostrato grandi qualità tecniche e, nel complesso, il quartetto è uno di quelli che, come si dice in gergo, buttano giù il palco sia dal punto di vista scenico che da quello prettamente musicale. Per adesso riempiranno anche venue piccole ma noi gli auguriamo di poter arrivare, un giorno, a riempire gli stadi esattamente come gli Oasis nonostante, rispetto a loro, la musica proposta sia un po’ più underground.
