The Raveonettes – La Triennale – Live Report

The Raveonettes – La Triennale – Live Report

Era da diversi anni che l’Italia aspettava un ritorno dei The Raveonettes. Questo è avvenuto in occasione dell’uscita del loro nuovo album “Pe’ahi II” con un’unica data. Da cornice hanno fatto i giardini della Triennale di Milano, una location suggestiva ed immersa nel verde che ha conferito una maggiore magia all’evento. Si percepiva e respirava arte e cultura da ogni parte e la venue era piena di fan storici del duo danese, a cui si sono aggiunti semplici curiosi o giovani presenti per il dj set di Joe Talbot degli Idles che si è tenuto immediatamente dopo. Anche chi non li conosceva ancora, tuttavia, è rimasto stupito dalle capacità musicali del duo che, ancora una volta, si è confermato una delle proposte più interessanti del panorama shoegaze attuale. Ricondurli solo allo shoegaze è però riduttivo. I The Raveonettes mischiano difatti le sonorità tipiche del genere al rock’n’roll anni ’50 ed al surf, cosa che li rende immediatamente riconoscibili ed unici.

Ad aprire le danze sono stati i Glazyhaze, band italianissima che sta iniziando a farsi conoscere nel panorama alternativo e tra gli amanti dello shoegaze. Poco dopo è stato il turno dei The Raveonettes. Sharin Foo ha fatto la sua comparsa sul palco con il suo immancabile caschetto biondo ed una lunga gonna nera con fiocchi bianchi laterali, seguita da un più sportivo Sune Rose Wagner. Recuperati basso lei e chitarra lui, i due hanno aperto il concerto proponendo live per la prima volta in Italia i nuovi brani. Il duo danese ha difatti alternato canzoni contenute nell’album più recente a loro vecchi successi. Il pubblico si è scatenato al ritmo dei brani più ritmati come “Love In A Trashcan”, “Last Dance” o “That Great Love Sound”, per poi venire trasportato nel mondo magico dei The Raveonettes durante i pezzi più lenti come “Aly, Walk With Me”, “Observations” o “The Enemy”. Il duo è stato difatti capace di creare un’atmosfera quasi onirica, come se per quell’oretta e mezza gli spettatori venissero attratti in un’altra dimensione.

Uno dei momenti più emozionanti è stato sicuramente il tributo fatto a Ronnie Spector delle Ronettes, deceduta non molto tempo fa. Non solo prima dell’inizio del concerto è stata fatta ascoltare “Be My Baby” ma Sharin e Sune hanno anche cantato “Ode To L.A.” in cui prestava la sua voce proprio Ronnie. Il duo ha deciso di non sostituirla nelle sue parti, bensì di far ascoltare la sua voce registrata. In questo modo si è sentita forte la presenza di Spector ed è stato come se fosse lì con loro nonostante la morte. Altro momento di grande intensità è stato il finale sulle note di “Recharge And Revolt”. Sune Rose ha abbandonato la chitarra, recuperando il microfono dall’asta e muovendosi per tutto il palco recitando e raccontando il testo quasi come se stesse tenendo un discorso. Un brano diventato un vero e proprio inno per la band, perfetta chiusura di un concerto che gli italiani aspettavano da anni.

Il ritorno dei The Raveonettes non poteva essere che migliore. Il duo danese, con le sue voci soffiate e le chitarre effettate, è riuscito a creare attimi di vera e propria magia e sospensione spaziotemporale, complice una location suggestiva che ha contribuito a rendere il tutto ancora più onirico. Quello alla Triennale di Milano è stato un concerto che ci ha ricordato come spesso non servano i grandi stadi, fiamme o effetti speciali per poter creare degli incredibili show. A volte, difatti, basta immergersi nella bellezza della natura, al chiaro di luna, e semplicemente farsi rapire dalla musica.