I Bdrmm sono sicuramente una delle band più interessanti della scena musicale shoegaze attuale. Con il loro terzo album “Microtonic”, uscito oggi venerdì 28 febbraio, la band si è tuttavia discostata leggermente dalle sue sonorità tipiche. Si possono difatti percepire forti influenze da parte della musica elettronica, così come avevano lasciato intendere anche i singoli pubblicati. Sicuramente c’è stata un’evoluzione importante ed è evidente una voglia di sperimentare cose nuove. Se suonare sempre uguale può rischiare d’annoiare, talvolta però cambiare genere può scontentare i fan abituati ad un certo tipo di sound. Non è questo il caso. Fin da subito, difatti, la band ha ottenuto un certo consenso, confermandosi una delle più promettenti nel rock alternativo.
Il cambio di direzione è evidente fin dall’opening track, “goit”. Era percepibile già dai singoli “John On The Ceiling”, “Infinity Peaking” e “Lake Disappointment”, in cui c’è un evidente richiamo alla trip-hop e alla synth-wave. Rimane tuttavia una voce soffiata tipica dello shoegaze, anche se nel loro caso l’etichetta shoegaze inizia ad essere evidentemente riduttiva. Con il loro terzo lavoro i Bdrmm dimostrano difatti di essere molto di più. In “Snares” ancora sono presenti le atmosfere rarefatte tanto care alla band, ma la base suona molto più elettronica e la voce è quasi parlata nella strofa. E che sia l’elettronica a fare un po’ da padrona è chiaro anche nella camaleontica “In The Electric Fields”, ennesimo tentativo di sperimentazione della band. Con essa Ryan Smith riesce a tradurre in musica l’immagine dell’elettricità che si cela dietro i muri di una città e la potenza che questa sprigiona, generando una crescente sinfonia sognante e malinconica.
A poco più di metà disco troviamo la title track “Microtonic”. Si tratta di una traccia strumentale dalle tinte cupe e nostalgiche, capace di creare un’atmosfera sognante e portarci per mano nel nuovo mondo dei Bdrmm. La successiva “Clarkycat” sembra quasi un suo prolungamento più trip-hop. E’ un pezzo che sembra racchiudere in sé e spiegare perfettamente la nuova essenza della band, la quale sta intraprendendo sempre più un percorso sperimentale come i Radiohead. In effetti influenze radioheadiane sono presenti un po’ in tutto l’album. In pezzi come “Sat In The Head” c’è un richiamo ai primi lavori della band, tuttavia si sente la mancanze delle chitarre ricche di effetti degli album precedenti. Una caratteristica questa che appartiene a tutto il disco, il quale termina con “The Noose” che chiude perfettamente un circolo lineare e dalle premesse decisamente rispettate.
Per chi ha seguito i Bdrmm fin dagli esordi forse non è immediato abituarsi ed accettare un cambiamento così radicale. Si tratta difatti di un album che ha bisogno di più ascolti per essere compreso ed interiorizzato totalmente. Per gli amanti dello shoegaze si sente un po’ la mancanze delle chitarre, della distorsione e dei riverberi tipici del genere. Non si tratterà del loro lavoro migliore ma sicuramente nel complesso è un ottimo tentativo di sperimentazione ed è indubbio il fatto che le band necessitino anche di evolversi e sperimentare, in modo tale da non suonare sempre uguali a sé stesse.
In breve: 3.5/5
Tracklist:
- goit
- John On The Ceiling
- Infinity Peaking
- Snares
- In The Electric Fields
- Microtonic
- Clarkycat
- Sat In The Heat
- Lake Disappointment
- The Noose
